La celiachia: una malattia autoimmune con implicazioni ben oltre l’apparato digerente

La celiachia: una malattia autoimmune con implicazioni ben oltre l'apparato digerente

Approfondimento sulla celiachia, i suoi effetti extraintestinali e le ultime ricerche scientifiche sul tema

La celiachia: una definizione essenziale

La celiachia è una malattia autoimmune cronica che colpisce l’intestino tenue in risposta all’ingestione di glutine, una proteina presente in grano, orzo e segale. In individui geneticamente predisposti, l’assunzione di glutine causa una serie di reazioni immunologiche che portano alla distruzione dei villi intestinali, strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti (Dubé et al., 2005). La suscettibilità alla celiachia è fortemente associata a specifici alleli HLA classe II, HLA-DQ2 e HLA-DQ8 (Margiotta et al., 2017).

Sintomatologia variabile: dal classico al silente

Contrariamente a quanto comunemente creduto, la celiachia non si manifesta solo attraverso sintomi gastrointestinali come diarrea, dolori addominali e perdita di peso. Molte persone affette da celiachia possono infatti non manifestare questi sintomi, ma subire un assortimento variabile di effetti extraintestinali, il cosiddetto “celiachia non classica” (Sapone et al., 2012). Questi possono includere affaticamento, anemia, dolori articolari, depressione, perdita di capelli e dermatite erpetiforme, una particolare eruzione cutanea. Esiste inoltre la celiachia “silente”, in cui l’individuo non presenta sintomi, ma i danni intestinali sono comunque presenti (Martin, Rubio-Tapia, & Murray, 2013).

Impatto sistemico e comorbidità

A causa del suo effetto distruttivo sulla flora intestinale, la celiachia può avere un impatto sistemico, interessando diversi sistemi corporei. Le persone con celiachia hanno un rischio maggiore di sviluppare altre patologie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 e la tiroidite di Hashimoto (Cosnes et al., 2008). Inoltre, l’alterazione della barriera intestinale, insieme all’infiammazione cronica, può contribuire alla “sindrome del leaky gut”, che a sua volta può essere associata a patologie neurologiche, come la sclerosi multipla e la depressione (Fasano, 2012).

Le ultime ricerche

L’evoluzione della ricerca sta svelando la complessità della celiachia. Recenti studi stanno indagando il ruolo del microbiota intestinale, ossia l’insieme dei microorganismi che abitano il nostro intestino, nella patogenesi della celiachia. Alcuni studi suggeriscono che gli individui con celiachia possono avere una composizione del microbiota intestinale alterata, che può contribuire all’infiammazione intestinale e alla perdita di tolleranza al glutine (Sánchez et al., 2011).

 

 

Bibliografia

Dubé, C., Rostom, A., Sy, R., Cranney, A., Saloojee, N., Garritty, C., … & Moher, D. (2005). The prevalence of celiac disease in average-risk and at-risk Western European populations: a systematic review. Gastroenterology, 128(4), S57-S67.

Margiotta, D. P., Navarini, L., Vadacca, M., & Afeltra, A. (2017). Human leukocyte antigens influence the development of celiac disease. HLA and Autoimmune Diseases, InTechOpen.

Sapone, A., Bai, J. C., Ciacci, C., Dolinsek, J., Green, P. H., Hadjivassiliou, M., … & Zingone, F. (2012). Spectrum of gluten-related disorders: consensus on new nomenclature and classification. BMC medicine, 10(1), 1-12.

Martin, J., Rubio-Tapia, A., & Murray, J. A. (2013). Celiac disease and persistent symptoms. Cleveland Clinic Journal of Medicine, 80(11), 707-711.

Cosnes, J., Cellier, C., Viola, S., Colombel, J. F., Michaud, L., Sarles, J., … French Coeliac Disease Study Group. (2008). Incidence of autoimmune diseases in celiac disease: protective effect of the gluten-free diet. Clinical Gastroenterology and Hepatology, 6(7), 753-758.

Fasano, A. (2012). Leaky gut and autoimmune diseases. Clinical reviews in allergy & immunology, 42(1), 71-78.

Sánchez, E., Donat, E., Ribes-Koninckx, C., Calabuig, M., & Sanz, Y. (2011). Duodenal-mucosal bacteria associated with celiac disease in children. Applied and environmental microbiology, 77(12), 3958-3964.

 

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