La malattia di Pompe in pediatria: scoperte recenti e linee di ricerca

La malattia di Pompe in pediatria: scoperte recenti e linee di ricerca

Un approfondimento sulla Malattia di Pompe, un disordine metabolico raro, con un’attenzione particolare sulla sua manifestazione in pediatria.

La Malattia di Pompe, conosciuta anche come Glicogenosi di tipo II, è un disturbo metabolico genetico raro, derivante da un difetto della lisosomale acido alfa-glucosidasi (GAA), un enzima coinvolto nel metabolismo del glicogeno. Questa carenza enzimatica provoca l’accumulo di glicogeno nei lisosomi, con conseguenti danni a vari organi e tessuti, in particolare i muscoli (1).

A seconda dell’età di esordio, si parla di forma infantile e forma tardiva della malattia di Pompe. Nell’ambito del trattamento di questa patologia, la terapia sostitutiva enzimatica (ERT) ha rappresentato un notevole passo avanti, benché presenti diverse limitazioni terapeutiche. È importante dunque continuare la ricerca per approcci più efficaci (2).

La Malattia di Pompe in Pediatria: aspetti clinici e linee di ricerca

La forma infantile della malattia di Pompe è più grave, con sintomi che si manifestano nelle prime settimane o mesi di vita, includendo ipotonia, miocardiopatia, insufficienza respiratoria e decesso precoce (3). Tuttavia, l’uso precoce della ERT ha significativamente migliorato la sopravvivenza ed i risultati clinici (4).

Nonostante questi progressi, esistono ancora molte problematiche non risolte. Infatti, la risposta alla ERT è spesso limitata da vari fattori, tra cui l’immunoresistenza alle proteine di ricambio, l’accessibilità insufficiente dell’enzima ai tessuti bersaglio e l’assenza di effetti sul sistema nervoso centrale a causa della barriera emato-encefalica (5).

Nel corso degli ultimi anni, si sono sviluppate altre promettenti strategie terapeutiche. Una di queste è il gene therapy, che permette la correzione del difetto genetico alla base della malattia.
Altre ricerche si stanno concentrando sull’utilizzo dei chaperoni farmacologici, in grado di stabilizzare l’enzima mutato e migliorarne la funzionalità (6).

Anche l’uso della terapia miRNA-based, in grado di modificare i livelli dell’enzima GAA, sembra un approccio terapeutico efficace, anche se necessita di ulteriori studi (7).

Conclusioni

La Malattia di Pompe rappresenta una sfida per la comunità medica e scientifica, e la comprensione dei meccanismi patogenetici della malattia è fondamentale per lo sviluppo di terapie efficaci. In particolare, la pediatria richiede speciali cure e attenzioni, date le gravi implicazioni di questa malattia nella popolazione pediatrica. I progressi della ricerca scientifica rappresentano un faro di speranza per le persone affette da questa patologia e per le loro famiglie.

 

 

Bibliografia
1. Van der Ploeg AT, Reuser AJ. Pompe’s disease. Lancet. 2008; 372(9646):1342–1353.
2. Kishnani, PS et al. Pompe disease diagnosis and management guideline. Genet Med. 2006; 8(5):267-288.
3. Kishnani PS, Howell RR. Pompe disease in infants and children. Journal of Pediatrics. 2004; 144(5):S35–S43.
4. Chien YH, et al. Pompe disease in infants: improving the prognosis by newborn screening and early treatment. Pediatrics. 2009; 124(6):e1116–e1125.
5. Do HV, et al. Immune response to enzyme replacement therapies in lysosomal storage diseases and the role of immune tolerance induction. Molecular Genetics and Metabolism. 2016; 117(2):66-83.
6. Porto C, et al. The Pharmacological Chaperone N-butyldeoxynojirimycin Enhances Enzyme Replacement Therapy in Pompe disease Fibroblasts. Molecular Therapy. 2009; 17(6):964–971.
7. ElMallah MK, et al. Sustained correction of motoneuron histopathology following intramuscular delivery of AAV in Pompe mice. Molecular Therapy. 2014; 22(4):702-712.

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