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Politerapia in RSA: cosa ci dicono i numeri su farmaci e ricoveri evitabili

La politerapia è diventata una delle caratteristiche più riconoscibili dell’anziano che vive in RSA. Multimorbidità, transizioni ripetute tra ospedale e territorio e applicazione sequenziale di linee guida per singola patologia hanno progressivamente aumentato il carico farmacologico, con implicazioni in termini di sicurezza, qualità di vita e uso di risorse. Comprendere le dimensioni del fenomeno e i meccanismi che collegano politerapia ed eventi avversi aiuta a leggere con maggiore consapevolezza i dati su ricoveri potenzialmente evitabili da strutture residenziali.

Quanto è diffusa la politerapia e cosa significa per le RSA

Gli studi discussi in sede congressuale delineano un quadro consolidato: con il crescere dell’età aumenta il numero di patologie croniche e, parallelamente, il numero di farmaci assunti in modo continuativo. Già nella popolazione generale over 65, i dati nazionali OSMED segnalano una quota consistente di persone in trattamento con più farmaci, con ulteriore incremento nelle fasce più avanzate. Nelle RSA, che accolgono soggetti più fragili rispetto agli anziani che vivono al domicilio, la prevalenza di politerapia è verosimilmente ancora più elevata.

Nel dibattito viene distinta la semplice presenza di molti farmaci da una politerapia clinicamente rilevante, ossia associata a un rischio aumentato di eventi avversi, maggior ricorso a servizi di emergenza, ricoveri non programmati e impatto negativo sulla qualità di vita. Questi esiti non dipendono solo dal numero assoluto di principi attivi, ma da fattori come età molto avanzata, fragilità, deficit cognitivi, ridotta autonomia, multimorbidità e, soprattutto, frammentazione tra i diversi livelli di cura.

Nel contesto residenziale, dove l’obiettivo non è soltanto la sopravvivenza ma il mantenimento del miglior livello possibile di benessere globale, la politerapia diventa un indicatore trasversale che riguarda qualità assistenziale, sicurezza degli ospiti e sostenibilità organizzativa.

Eventi avversi, pronto soccorso e ricoveri potenzialmente evitabili

Il legame tra politerapia e ricorso non programmato all’ospedale è uno dei punti centrali delle evidenze presentate. Una quota non trascurabile dei ricoveri d’urgenza in età avanzata è attribuita a danni iatrogeni, in larga parte farmaco-correlati e concentrati nei pazienti con trattamenti complessi. I dati di letteratura richiamati convergono su un messaggio chiave: una frazione importante di questi ricoveri è considerata potenzialmente evitabile.

La valutazione di “evitabilità” è effettuata ex post, attraverso revisioni sistematiche dei casi, e non deriva da studi sperimentali dedicati a specifiche strategie di intervento. Le percentuali riportate vanno quindi intese come stime di popolazione, utili a orientare la riflessione organizzativa, senza essere automaticamente trasferite alla singola RSA o al singolo ospite.

Gli esempi più frequenti di eventi che possono condurre a ricovero includono scompensi emodinamici in presenza di combinazioni di farmaci cardiovascolari, squilibri glicemici in terapie antidiabetiche intensive in pazienti con ridotta riserva funzionale, cadute associate a sedativi, benzodiazepine e farmaci con marcato effetto anticolinergico, sanguinamenti in corso di terapia anticoagulante o antiaggregante in contesti di fragilità avanzata.

Analisi retrospettive suggeriscono che un numero significativo di questi eventi si verifichi in scenari in cui il bilancio rischio-beneficio della terapia non è più favorevole rispetto alla storia clinica, all’aspettativa di vita o alle preferenze del paziente. Da qui il concetto di ricovero potenzialmente evitabile, spesso legato non tanto all’errore acuto, quanto alla mancata revisione periodica di farmaci iniziati anni prima per indicazioni nel frattempo modificate. Per le RSA, indicatori come il tasso di accessi in pronto soccorso o di ricoveri per cause iatrogene diventano quindi non solo misure di esito, ma segnali indiretti della qualità della governance farmacologica interna e delle interfacce con ospedale e territorio.

Politerapia appropriata, cascate prescrittive e strumenti di supporto

Una parte rilevante del confronto clinico è dedicata alla distinzione tra politerapia appropriata e inappropriata. Il numero di farmaci, di per sé, non basta per giudicare la qualità della prescrizione: esistono situazioni in cui l’uso concomitante di molte molecole è coerente con le conoscenze disponibili, con il profilo di rischio del paziente e con i suoi obiettivi di cura, e situazioni in cui anche pochi farmaci risultano sproporzionati o non più giustificati.

Si parla di politerapia appropriata quando ogni farmaco è legato a un obiettivo chiaro, ha un beneficio atteso plausibile in rapporto alla prognosi, è scelto e modulato per contenere il rischio di eventi avversi ed è compatibile con le possibilità di assunzione. Diventa invece politerapia inappropriata quando sono presenti farmaci senza indicazione basata su prove di efficacia, trattamenti protratti oltre l’orizzonte temporale in cui è ragionevole attendersi un beneficio, dosaggi non proporzionati alle condizioni cliniche, combinazioni con rischio elevato di interazioni o terapie in contrasto con le preferenze e le possibilità del paziente.

Una fonte tipica di inappropriatezza è la prescribing cascade: un effetto indesiderato di un farmaco viene interpretato come nuova patologia e determina la prescrizione di un ulteriore medicinale, innescando un circolo che può protrarsi nel tempo. Nelle RSA, setting multiprofessionali attraversati da frequenti transizioni di cura, il rischio di cascate prescrittive aumenta quando le informazioni non sono pienamente condivise tra ospedale, medico curante ed équipe interna.

Strumenti strutturati come i criteri Beers, STOPP/START e STOPPFrail, richiamati nelle presentazioni congressuali, possono supportare l’identificazione di farmaci potenzialmente inappropriati e di omissioni terapeutiche. Si tratta di repertori costruiti su base consensuale che elencano classi o singoli farmaci da valutare con particolare cautela in contesti specifici. Il messaggio ricorrente è che questi strumenti vadano utilizzati come ausilio critico alla discussione clinica, non come protocolli rigidi o algoritmi automatici di sospensione, soprattutto in popolazioni eterogenee come gli ospiti di RSA.

Revisione terapeutica, deprescrizione e rete di cura

Di fronte a una politerapia così diffusa, il tema centrale diventa come e quando rivedere nel tempo i trattamenti in atto. Nel percorso dedicato all’inappropriatezza terapeutica viene presentato un modello per la revisione sistematica delle terapie, adattabile ai diversi contesti organizzativi.

Il filo conduttore è la centralità degli obiettivi di cura della persona anziana, in particolare quando coesistono multimorbidità, fragilità marcata e limitata aspettativa di vita. Tra gli snodi ricorrenti figurano il chiarire, insieme alla persona e ai familiari, quali esiti siano prioritari; il verificare se ogni farmaco risponde ancora a un bisogno attuale alla luce dell’evoluzione clinica; il valutare non solo l’efficacia attesa, ma anche il profilo di sicurezza, la probabilità di interazioni e l’impatto sul carico globale di cura.

In questo quadro si colloca il concetto di deprescrizione, intesa come processo pianificato di riduzione della dose o sospensione di farmaci divenuti potenzialmente non necessari o sfavorevoli. Le evidenze riportate suggeriscono che, in popolazioni anziane complesse, programmi strutturati di revisione terapeutica possano ridurre il numero di farmaci e, in alcuni contesti, anche il tasso di ricoveri a breve termine, senza peggioramento degli esiti clinici globali. Queste conclusioni derivano in gran parte da studi osservazionali e da trial condotti in popolazioni e setting specifici; i risultati non sono automaticamente generalizzabili a tutte le RSA e non sostituiscono la valutazione clinica caso per caso.

Per le équipe di RSA, una sfida cruciale è integrare la revisione terapeutica nelle principali transizioni di cura – ingresso in struttura, dimissione dall’ospedale, cambiamenti significativi dello stato funzionale – evitando che resti un atto episodico legato alla sensibilità di singoli professionisti. In questa prospettiva, la politerapia diventa anche un indicatore di come la rete complessiva – ospedale, territorio, strutture residenziali – gestisca la complessità clinica dell’anziano.

Diverse categorie di ricoveri potenzialmente evitabili segnalano criticità di coordinamento più ampie: riconciliazione farmacologica incompleta all’ingresso e nelle successive transizioni, assenza di una valutazione prognostica condivisa, difficoltà nel coinvolgere in modo continuativo familiari e caregiver nella comprensione del carico farmacologico, limiti strutturali nella comunicazione bidirezionale tra RSA e servizi ospedalieri quando si verificano eventi avversi o riacutizzazioni. Le esperienze presentate al congresso mostrano come una maggiore integrazione tra valutazione multidimensionale, pianificazione assistenziale e gestione farmacologica possa contribuire a ridurre il fenomeno del “ping pong” RSA–pronto soccorso–reparto, che sovraccarica le strutture e impatta sulla qualità di vita degli ospiti.

In sintesi

  • La politerapia è estremamente frequente negli anziani che vivono in RSA e si associa a un aumento di eventi avversi, accessi ai servizi di emergenza e ricoveri non programmati.
  • Una quota significativa dei ricoveri farmaco-correlati è considerata potenzialmente evitabile in analisi ex post, indicando margini di miglioramento nella revisione delle terapie.
  • La distinzione tra politerapia appropriata e inappropriata richiede di valutare obiettivi di cura, prognosi, sicurezza e preferenze del paziente, non solo il numero assoluto di farmaci.
  • Strumenti come criteri Beers, STOPP/START e STOPPFrail possono supportare l’identificazione di farmaci potenzialmente inappropriati, ma vanno usati come ausili critici e non come protocolli rigidi.
  • La revisione terapeutica e la deprescrizione, integrate nelle transizioni di cura e coordinate tra i diversi attori della rete, rappresentano leve organizzative per contenere il rischio di ricoveri evitabili da RSA.

Dal congresso

Questo approfondimento riprende temi emersi in “Gli anziani in RSA: problematiche e prospettive di intervento”, svoltosi all’Hotel Concord di Torino il 9 novembre 2024, in particolare nella relazione dedicata a politerapia e inappropriatezza terapeutica. I materiali hanno discusso dati nazionali, evidenze internazionali e implicazioni organizzative per la gestione del carico farmacologico negli ospiti delle strutture residenziali.

Consulta il programma del congresso.

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